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Martha’s Vineyard: l’isola dei presidenti

MANUEL DOMENECH

New York o Boston potrebbero essere l’inizio di un viaggio interessante per arrivarci

Meta di vacanza preferita dagli americani, deve tutta la sua fama a Edward Kennedy, Bill Clinton e Steven Spielberg, anche se per motivi molto diversiSituata nello stato americano del Massachusetts, l’isola di Martha’s Vineyard deve il suo curioso nome, Martha’s Vineyard, a due fatti: alla sua scoperta nel 1602 da Bartholomew Gasnold, che gli diede il nome di sua figlia; e all’uva selvatica che cresceva nel suo terreno fertile, anche se oggi rimane solo un vigneto.
Tuttavia, sebbene sia sempre stata una località estiva privilegiata, l’isola era totalmente sconosciuta al grande pubblico, non solo all’estero ma anche negli Stati Uniti.
Questa situazione cambiò radicalmente quando una notizia datata 1968 saltò sui giornali di tutto il mondo. Il senatore Edward Kennedy, allora candidato alla presidenza degli Stati Uniti, subì uno sfortunato incidente sul ponte che collega Martha’s Vineyard con la piccola isola di Chappaquidick (che significa Isola separata), in cui la sua compagna annegò. Questo causò un enorme scandalo, soprattutto quando si seppe che Kennedy aveva bevuto prima di mettersi al volante della sua auto.
Più tardi, nel 1975, Steven Spielberg decise di girarvi il suo film Jaws, uno dei più grandi incassi della storia del cinema, che mostrava chiaramente la qualità delle spiagge dell’isola, creando una certa curiosità morbosa per i potenziali visitatori dell’isola.
Infine, Martha’s Vineyard è attualmente il luogo scelto dalla famiglia Clinton per passare le vacanze, il che ha portato molti uomini d’affari e politici a riunirsi lì con le loro famiglie, costituendo un’attrazione supplementare per i turisti.
Per strada
Martha’s Vineyard può essere raggiunta in aereo, poiché ha un piccolo ma ben attrezzato aeroporto, da Boston o New York. Ma questo non è il modo migliore per arrivarci. Infatti, e per il visitatore spagnolo, è meglio prendere New York come punto di partenza, se si ha abbastanza tempo per godere di ciò che offre la regione del New England, o quello che è lo stesso, la parte meridionale dello stato del Massachusetts, di forti contrasti, confinante con il Connecticut. Si può accedere anche da Boston, molto più vicino ma meno interessante per il viaggiatore terrestre.
Da New York, che di per sé merita una visita attenta come preambolo, il percorso lascia Manhattan alle spalle per, dopo aver attraversato il George Washington Bridge sul fiume Hudson, entrare nella parte nord del Bronx, dove è consigliabile circolare con l’auto chiusa, per sicurezza. Poi, con Manhattan ancora in vista, la verde campagna del New Jersey appare come per magia. La megalopoli viene lasciata alle spalle per lasciare il posto a bei paesaggi lungo la Western Highway. È allora che si ha la sensazione che il viaggio sia iniziato.

Tutto il percorso attraversa foreste che nascondono a malapena le costruzioni tipiche della zona: case di legno dipinte di grigio all’esterno che non sembrano così sontuose come sono all’interno.
La prima fermata dovrebbe essere a Dover Plains, anche solo per il pranzo all’Old Drover’s Inn (la vecchia locanda dei bovari), la cui squisita cucina delizierà il visitatore. Altre due ore di macchina ti portano nella contea di Berkshire, ora nel Massachusetts occidentale. Il suo paesaggio racchiude colline profondamente separate e densamente boscose, principalmente dalle specie taconica e toosac. Negli angoli e nelle fessure che si lasciano alle spalle ci sono laghi scintillanti, terreni agricoli pianeggianti e fiumi impetuosi. I cervi sciamano ovunque, anche vicino alla strada che si snoda verso la sede della contea.
Il grande momento del Berkshire arrivò alla fine del secolo scorso, quando la rivoluzione industriale portò prosperità sotto forma di ferrovie, le prime nel paese, e di cave di calce e marmo che rifornivano il Campidoglio a Washington. Ma quella prosperità fu di breve durata e fu sostituita dalla tranquillità di una zona che da allora è diventata un’enclave ideale per la ricreazione e il relax.
Norman Rockwell
La sua capitale è Stockbridge, che risale al 1780 e conserva tutto il sapore di quegli anni nei suoi eleganti palazzi, chiese e monumenti. Ma per Stockbridge la fama è venuta dalla mano di un uomo molto speciale, Norman Rockwell. Illustratore, disegnatore e pittore, nonché uomo fertile responsabile delle copertine del Saturday Evening Post (per il quale ne fece quasi 350), Rockwell dedicò tutta la sua opera all’idealizzazione della vita americana nelle piccole città. Il suo museo, situato a poca distanza da Strockbridge, è da vedere assolutamente. Ma vale anche la pena visitare Chesterwood, dove lo scultore Daniel Chester French aveva la sua casa e il suo laboratorio. Vi si possono vedere più di 500 sculture dell’autore della statua di Abraham Lincoln, che è conservata nel Lincoln Memorial di Washington. Alcuni, sparsi nella tenuta che circonda la casa, possono essere ammirati anche dalla strada.
Poi, il percorso porta a Springfield, famosa per l’Armeria Nazionale e l’Arsenale Federale, dove fu creato il primo fucile automatico della storia, che è il motivo per cui porta il nome della città. Nei suoi dintorni, quasi senza accorgersene, un rumore fragoroso rompe la quiete abituale. Se decidete di girare verso sud, raggiungerete la capitale del Connecticut, Hartford, famosa per il suo porto fluviale.
Poi, tutto d’un fiato, e dopo aver attraversato l’incrocio che porta a Boston, un’altra deviazione vi porterà a Providence, la capitale del Rhode Island, famosa per il suo carbone e, anche se sembra una contraddizione, per le sue piantagioni di cotone. Se il viaggiatore non è interessato a questa enclave, da Worcester a Woods Hole ci sono solo circa 100 miglia di scenario ammirevole per il suo paesaggio colorato.
Il mare
Un molo gigante avverte il viaggiatore che il traghetto sta aspettando di attraversare per Martha’s Vineyard. È una traversata di un’ora e mezza in cui non c’è tempo per annoiarsi. E non solo per la bellezza del mare e delle piccole isole che decorano la costa, ma anche per lo stormo di gabbiani che seguono la barca desiderosi di cibo. È uno sport curioso dar loro da mangiare, in volo, con le proprie mani, ma anche pericoloso a causa delle beccate.
E sull’isola, sei città accolgono i visitatori: Oak Bluffs, Edgardtown (la capitale), e Vineyard Haven nel sud; e Chilmark, West Tisbury e Menamsha nel nord. Le più visitate sono le prime tre, specialmente Edgardtown, con il suo squisito commercio che aspetta il turista ricco, i suoi hotel raffinati e il suo porto, punto di partenza per le escursioni di pesca. Se la costa è una serie di spiagge di sabbia bianca, nell’interno boscoso si sentono gli effetti degli uragani, l’ultimo dei quali si chiama Eduardo.
GASTRONOMIA
I frutti di mare sono la base dei principali piatti offerti dall’isola. Tra questi c’è il clambake, il cui ingrediente essenziale è l’aragosta (intera) combinata con salsicce, vongole, cozze, patate, cipolle e pannocchie.
EDGARDTOWN. Il Beeftender. (508-627-8344). Il Seafood Shanty. (508-627-8622). La Shiretown. (508-627-6655).
Vineyard HAVEN. Le Grenier. (508-693-4906). St. Louis. (508-693-3255). Macinini giganti. (508-693-9764). La Taverna del Cane Nero. (508-693-9223).
DORMIRE
C’è molto da scegliere a Martha’s Vineyard, ma conviene fare due fermate sulla strada da New York all’isola.
DOVER PLAINS. Old Drover’s Inn. Edificio in stile coloniale georgiano con solo quattro stanze. – STOCKBRIDGE. Red Lion Inn. Grande edificio che un tempo ospitava Franklin Delano Roosevelt.
EDGARDTOWN. Hotel Harbor View. (1-508-627-7000). Un maestoso edificio del 1891 arroccato su una collina che offre la migliore vista di Martha’s Vineyard. La casa Kelley. (508-627-7900). La locanda Chadwick.

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