Memoria: come migliorare la ritenzione e il richiamo?

Memoria: come migliorare la ritenzione e il richiamo
L’11 luglio 2016Funzioni esecutive, Recenti, Disturbo dell’apprendimento

Memoria: come migliorare la ritenzione e il richiamo?

La memoria è un processo cognitivo vitale per la nostra vita quotidiana. Memorizzare per poi ricordare è un compito indispensabile per la nostra attività quotidiana. Memorizziamo costantemente nomi, codici, password e note per poterli utilizzare quando necessario. Ma sappiamo davvero come funziona la nostra memoria? E ancora più importante, sappiamo come usarlo nel modo più efficiente?

Creare una memoria?

Quando percepiamo uno stimolo (input) usando i nostri 5 sensi, esso diventa una memoria sensoriale. Se vi prestiamo attenzione, l’input accede alla nostra memoria a breve termine (STM). Infine, a seconda che ripetiamo o usiamo questa informazione, essa può diventare un ricordo nella nostra memoria a lungo termine (LTM) o cadere nell’oblio.

Potremmo dire che ogni fase di stoccaggio della nostra memoria ci permette di filtrare una quantità enorme di informazioni:

  1. Memoria sensoriale
  2. Memoria a breve termine (STM)
  3. Memoria a lungo termine (LTM): è un tipo di memoria che conserva i ricordi per un tempo che può essere da pochi giorni fino a decenni o indefinitamente.

La memoria dovrebbe essere pensata come un cuscino del divano. Quando lo usi per la prima volta e ti ci siedi sopra, non ha alcuna forma. Quando l’hai usato una volta, ci lasci la tua forma segnata sopra; tuttavia, scompare dopo un po’. Immaginate ora di sedervi ogni giorno, più volte al giorno. Alla fine la vostra forma rimarrà per un tempo illimitato. Cioè, il modello diventerà duraturo. La stessa cosa succede con la memoria a breve e a lungo termine. Prendiamo un altro esempio, in questo caso un tappeto.

La memoria a lungo termine (LTM) è come l’usura dei nostri passi su un tappeto. La prima volta che calpestiamo il tappeto, le nostre impronte rimarranno per un tempo limitato. Tuttavia, più volte percorriamo lo stesso sentiero sul tappeto (ripetizione), più duraturo e profondo sarà il modello di impronta neurale (MLP)

Conclusione, se si ripete, si crea memoria.

Cosa significa “dimenticare”?

Il dimenticare è un normale processo fisiologico, dovuto a una cattiva codifica iniziale o a un recupero difettoso. Se non usiamo i ricordi in modo regolare e se non abbiamo i giusti spunti di recupero, perdiamo l’accesso a questi ricordi, che rimangono nel tronco dell’oblio del nostro cervello.

Il curioso caso di Salomon Shereshevsky e della sinestesia

Salomon Shereshevsky era un giornalista russo nato alla fine del XIX secolo noto per la sua memoria prodigiosa, capace di ricordare interi discorsi, parola per parola. Il famoso neurofisiologo sovietico Alexander Luria ha studiato il suo caso per più di trent’anni. Luria (1968/2009) diagnosticò al suo paziente un livello molto alto di sinestesia. Cioè, se Solomon riceveva uno stimolo, diversi dei suoi sensi si attivavano: per esempio, era in grado di vedere i colori nei numeri o i toni musicali. Questa capacità di associazione ha chiaramente rafforzato la sua enorme capacità di memoria. La memoria è associazione.

Autore: Dr. Jaume Guilera

Riferimenti bibliografici

Koriat, A., & Lieblich, I. (1974). Cosa sa una persona nello stato “TOT” che una persona nello stato “non so” non sa. Memoria & Cognizione, 2, 647-655.

Luria, A (2009). Piccolo libro di una grande memoria: la mente di un mnemonista. Oviedo, Spagna: KRK Ediciones.

Verrusio, W., Ettorre, E., Vicenzini, E., Vanacore, N., Cacciafesta, M., & Mecarelli, O. (2015). L’effetto Mozart: uno studio quantitativo EEG. Coscienza e cognizione, 35, 150-5. http://doi.org/10.1016/j.concog.2015.05.005

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